Risultati del progetto nazionale: Interazioni fra il tartufo bianco Tuber magnatum il microbioma del suolo e le piante”
Il tartufo bianco, Tuber magnatum, è il tartufo italiano più importante, sia per il suo valore economico sia per la sua ampia diffusione nella nostra penisola. Un tempo si pensava fosse un tartufo quasi esclusivamente italiano, ma recentemente si è scoperto che la sua produzione è più diffusa di quanto si credesse in passato. Infatti, oltre che in Italia, fruttifica in Croazia, Ungheria, Romania e nei paesi dell’area balcanica; recentemente è stato segnalato anche in Russia e persino in Tailandia. Tuttavia, “la cultura del tartufo bianco”, sia quella gastronomica sia quella della sua ricerca, è esclusivamente italiana, tant’è che la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” è ufficialmente iscritta nella lista UNESCO del Patrimonio culturale immateriale.
Purtroppo, negli ultimi anni, la produzione di tartufo bianco in Italia sta diminuendo a causa di molteplici fattori che vanno dai cambiamenti climatici, all’incuria dei boschi, al calo delle superfici boscate, fino a un crescente numero di cercatori che, nel tempo, rischiano di depauperare questa risorsa. Chi, come me, ama il tartufo bianco, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per le emozioni che suscita durante la cerca, sente la necessità di intervenire per cercare di ripristinare la produttività degli ambienti naturali di produzione. Purtroppo, non è così facile, poiché in condizioni naturali il tartufo bianco interagisce nel suolo con numerosi organismi, dalle piante, sia arboree che erbacee, alle lumache, agli insetti e ai microrganismi, quali funghi e batteri.
Se non si conoscono approfonditamente i rapporti che il tartufo ha con ciascuno di questi organismi, si rischia di compiere interventi che, anziché favorire il tartufo, possono, nel tempo, creare condizioni sfavorevoli al suo sviluppo. Per questo motivo, questo progetto di ricerca PRIN 2022, “Interactions of the white truffle Tuber magnatum with soil microbiome and plants”, ha avuto come obiettivo quello di approfondire i rapporti tra il tartufo bianco, le piante, in particolare quelle erbacee, e i batteri. A questo progetto hanno partecipato l’Università Telematica San Raffaele di Roma, l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, l’Università degli Studi di Bologna e il CNR, con responsabili scientifici rispettivamente il Prof. Vilberto Stocchi, la Dott.ssa Antonella Amicucci, la Dott.ssa Antonietta Mello e la sottoscritta.
Alcuni dei risultati di questo progetto sono stati già pubblicati su riviste internazionali, di cui si riportano in bibliografia i riferimenti e i link di accesso. Uno dei risultati più promettenti, che come vedremo in seguito potrebbe avere importanti risvolti applicativi, è l’aver verificato, con metodi molecolari, l’endofitismo (la presenza all’interno delle piante) del micelio del tartufo bianco nelle piante erbacee. Per questo studio sono stati scelti tre siti noti per la produzione di tartufo bianco: il primo vicino a Città della Pieve (Perugia, in Umbria), a circa 430–455 m s.l.m.; il secondo, il Bosco Panfilia a Sant’Agostino (Ferrara, in Emilia Romagna), a circa 30 m s.l.m.; e il terzo, vicino a Montefalcone nel Sannio (Campobasso, in Molise), a circa 345 m s.l.m. In figura 1 sono riportate le tartufaie oggetto di studio.
[1] Funded by the European Union – NextGenerationEU under the National Recovery and Resilience Plan (PNRR) – Mission 4 Education and research – Component 2 From research to business – Investment 1.1 Notice Prin 2022 – DD N. 104 del 2/2/2022, from title “Interactions of the white truffle Tuber magnatum with soil microbiome and plants”, proposal code K272X8 – CUP J53D23010090006

Fig. 1 Tartufaie di tartufo bianco dove sono stati condotti i campionamenti
In ciascuna di queste zone è stata verificata la presenza del tartufo bianco tramite cerca con cani addestrati (Fig. 2 a., b e d) e analisi molecolari del suolo (Fig. 2 c) che ci hanno permesso di confermare la presenza del suo micelio.

Fig. 2 – Cerca di tartufi con cani addestrati nelle aree in cui sono state prelevate le piante erbacee (ab, b, d); prelievo dei campioni di suolo per le analisi molecolari (c).
Nelle aree produttive di queste tartufaie, abbiamo prelevato in vari punti piantine erbacee, prestando attenzione a raccogliere tutto l’apparato radicale. Arrivati in laboratorio, le radici sono state lavate e alcune di esse prelevate e sterilizzate sulla superficie, per evitare che potessero risultare contaminazioni esterne di micelio di T. magnatum o di altri funghi del suolo. Quindi, come evidenziato in figura 3, da queste radici sono state ricavate tre porzioni: le due laterali sono state utilizzate per evidenziare, con metodi molecolari, la presenza del DNA di T. magnatum all’interno delle radici.
Una volta verificata questa presenza, la colonizzazione delle radici da parte del tartufo bianco nella porzione centrale è stata accertata al microscopio, utilizzando una tecnologia molto sofisticata, la FISH (Fluorescent In Situ Hybridization). Per applicare questa tecnologia, ci siamo avvalsi della collaborazione del Museo di Storia Naturale di Parigi. Da questo studio è emerso che T. magnatum è in grado di colonizzare le radici di piante erbacee nel periodo esclusivamente primaverile..Le piante nelle quali è stato riscontrato con metodi molecolari il micelio di T. magnatum sono state l’ortica (Urtica dioica), l’edera (Hedera elix), il gigaro chiaro (Arum italicum), la primula (Primula vulgaris) e la carice pendula (Carex pendula). In particolare nelle radici di quest’ultima pianta è stato possibile visualizzarlo al microscopio tramite la tecnica FISH che ha permesso di confermare in modo inequivocabile l’endofitismo di T. magnatum.
Questa scoperta ha notevoli implicazioni pratiche, poiché le piante erbacee potrebbero avere un ruolo importante nel ciclo vitale del tartufo nel terreno e forse contribuire alla sua sopravvivenza. Si comprende quindi che pratiche colturali, come l’uso di diserbanti (adottato in alcuni paesi stranieri nelle tartufaie) o semplicemente le lavorazioni del terreno, potrebbero danneggiare il tartufo, mentre l’inerbimento delle tartufaie di T. magnatum potrebbe favorirne la produzione.

Fig. 3 – Metodi di analisi delle radici di piante erbacee
Non è infatti un caso che ad esempio T. magnatum si trovi spesso in vicinanza di piante erbacee. Carex pendula è una pianta molto comune nelle tartufaie naturali in quanto anch’essa, come il tartufo bianco, ama i terreni umidi (Fig. 4).

Fig. 4 – Tartufo bianco trovato in vicinanza di una pianta di Carex pendula
Altri aspetti interessanti approfonditi nel progetto riguardano il ruolo dei batteri nello sviluppo del micelio di T. magnatum sia in vitro sia in pieno campo. Grazie alla presenza di batteri appartenenti al genere Bradyrhizobium, noti per la loro capacità di formare noduli sulle radici di piante leguminose, siamo riusciti a far sviluppare per la prima volta il micelio del tartufo in vitro in una sorta di simbiosi con questi batteri.
Sono state inoltre condotte prove sul campo in una tartufaia di T. magnatum, in cui sono stati inoculati questi batteri per comprendere se potessero favorire lo sviluppo del tartufo bianco nel terreno. I risultati sono stati promettenti, anche se questa inoculazione ha causato modifiche alle comunità batteriche del suolo, i cui effetti dovranno essere monitorati nel tempo. Infine, un altro aspetto interessante è stato il ritrovamento di alcuni virus sia nei corpi fruttiferi che nel micelio del tartufo bianco, anche se non si sa ancora se, come quelli che infettano l’uomo o le piante, possano rappresentare un danno per il tartufo.
Bibliografia
Graziosi S, Puliga F., Iotti M, Amicucci A, Zambonelli A (2024) In vitro interactions between Bradyrhizobium spp. and Tuber magnatum mycelium. Environmental Microbiology Reports, 16(3), e13271. Available from: https://doi.org/10.1111/1758-2229.13271
Graziosi S, Deloche L, Januario M, Selosse MA, Deveau A, Bach C, Chen Z, Murat C, Iotti M, Rech P, Zambonelli A (2025) Newly Designed Fluorescence In Situ Hybridization Probes Reveal Previously Unknown Endophytic Abilities of Tuber magnatum in Herbaceous Plants. Microb Ecol 88, 42 (2025). https://doi.org/10.1007/s00248-025-02542-z

Festa del Tartufo Primaverile – Casola Valsenio (Emilia-Romagna)














