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Custodire il tartufo, custodire noi stessi – editoriale

*di Pietro Guida

C’è un filo invisibile che attraversa tutte le pagine di questo numero. Non è fatto soltanto di terra, di profumo o di mercato. È un filo più profondo, che tiene insieme identità, cultura, economia e persino coscienza. È il filo del tartufo italiano.

Lo avevamo scritto qualche mese fa: il tartufo non è un prodotto. E oggi, più che mai, questa affermazione trova conferma. Sfogliando questo numero, emerge con chiarezza come il tartufo sia diventato un punto di equilibrio – e a volte di tensione – tra tradizione e futuro.

Da una parte c’è la forza dei territori. Le Marche che investono in una strategia strutturata, Amandola che costruisce un museo, Bergamo che realizza una tartufaia comunale. Segni concreti di una consapevolezza nuova: il tartufo non è solo raccolta, ma progetto, visione, comunità.

Dall’altra parte, però, c’è anche la fragilità di questo sistema. La presa di posizione della FNATI non può essere ignorata. Quando si parla di “tartufo sotto attacco”, non si tratta di una semplice polemica, ma di un campanello d’allarme. Il rischio di banalizzazione, di svalutazione, di perdita di identità è reale. E riguarda tutti: cercatori, commercianti, istituzioni, consumatori.

In mezzo a queste due forze si colloca il mercato, che in questo numero raccontiamo attraverso il borsino aggiornato. Il tartufo bianco resta il re, ma mostra segnali di assestamento. È un dato economico, certo. Ma è anche un segnale culturale: il mercato non è mai separato dalla percezione, dalla narrazione, dal valore che siamo capaci di difendere.

E poi c’è il cambiamento. Silenzioso, ma potente. Il passaggio dal passaparola ai social, la digitalizzazione delle vendite, la necessità di raccontarsi in modo nuovo. Non è solo una questione di strumenti: è una trasformazione del linguaggio. E ogni trasformazione porta con sé una responsabilità. Raccontare il tartufo oggi significa scegliere se semplificarlo o custodirne la profondità.

In questo numero trovano spazio anche la ricerca scientifica, con lo studio sul microbioma del suolo, e le nuove regole fiscali, che cambiano il modo di raccogliere e vendere. Sono elementi che possono sembrare lontani dal bosco, ma in realtà ne determinano il futuro. Perché il tartufo vive sì nella terra, ma cresce anche dentro le regole che gli uomini costruiscono attorno a esso.

E poi ci sono le storie. Quelle che danno senso a tutto. Il film sulla cerca e cavatura, la fiaccola Pro Pax a Norcia, persino il racconto di un artista come Leo Gassmann che sceglie il bosco come luogo di ispirazione. Segni diversi, ma uniti da una stessa verità: il tartufo continua a parlare all’uomo, non solo al suo palato, ma alla sua interiorità.

Infine, c’è la cinofilia. Un mondo che troppo spesso viene raccontato solo come tecnica o competizione. E invece, come emerge dal calendario che pubblichiamo, è un cammino di relazione, di fiducia, di fedeltà. Il cane da tartufo non è uno strumento. È un compagno. E in questo rapporto si riflette, in fondo, il modo in cui l’uomo sta nel mondo: con rispetto o con dominio.

Questo numero non offre risposte definitive. Non potrebbe. Ma prova a fare qualcosa di più importante: tenere insieme i pezzi. Raccontare il tartufo nella sua complessità, senza ridurlo a una moda o a una voce di bilancio.

Perché il rischio più grande, oggi, non è perdere il tartufo. È perdere il suo significato.

E allora, forse, il compito che abbiamo – come rivista, come comunità, come uomini – è semplice e difficile insieme: custodire. Custodire la terra, custodire le tradizioni, custodire la verità di ciò che il tartufo è davvero.

Non un prodotto. Ma un’eredità.

A Bergamo l’Orto Botanico è più prezioso: nasce ad Astino la prima tartufaia comunale

Bergamo consolida il suo legame con il territorio attraverso un nuovo progetto che amplia di circa 3 ettari la superficie boschiva dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, nella Valle d’Astino. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’amministrazione comunale, la Fondazione MIA e l’Associazione Tartufai Bergamaschi, inserisce un tassello fondamentale per la tutela della biodiversità locale.

L’intervento si focalizza sulla creazione di una tartufaia didattica dove sono già state messe a dimora 30 piante tartufigene, tra cui esemplari di roverelle, noccioli e carpini. Queste piante sosterranno la produzione di due varietà specifiche: il tartufo estivo, noto come scorzone, e il pregiato nero. L’operazione ha richiesto un investimento complessivo di 7.000 euro, destinati alla valorizzazione del suolo e alla realizzazione di un impianto di irrigazione dedicato.

Oltre all’aspetto produttivo, l’area assume una forte valenza scientifica e formativa. Il percorso sarà infatti arricchito da pannelli esplicativi realizzati dagli studenti dell’Accademia di Brera, con l’obiettivo di illustrare ai visitatori il fenomeno dell’ectomicorriza, ovvero la simbiosi tra i funghi ipogei e le radici degli alberi.

Questa iniziativa rafforza la posizione di Bergamo come Città Creativa Unesco per la Gastronomia. Il progetto punta non solo sulla salvaguardia delle specie autoctone, ma anche su un’educazione ambientale attiva che valorizza una delle eccellenze più nascoste e preziose del patrimonio naturale cittadino.

Tutti a caccia di tartufo nel castello di Mesola: ecco i dettagli dell’evento

Il Castello di Mesola si prepara a ospitare la quarta edizione del Trofeo dell’Asparago con una gara di ricerca al tartufo in programma per venerdì primo maggio. L’evento è organizzato dall’associazione Tartufai Italiani della Regione Emilia Romagna, sezione Ferrara e Delta del Po.

Il programma della giornata prevede l’apertura delle iscrizioni alle 8, seguita dall’inizio ufficiale delle gare alle ore 9:00. La competizione si divide in tre sezioni specifiche: la categoria cuccioli dai 4 ai 12 mesi, la categoria ring e la categoria riporto. Per tutti i partecipanti iscritti è prevista una colazione a base di dolce e caffè, mentre la conclusione della sfida vedrà la consegna di ricchi premi ai protagonisti.

L’iniziativa gode del supporto di numerose realtà locali e associazioni, tra cui Avis Mesola-Goro e Coldiretti. Per ricevere informazioni dettagliate o per effettuare le prenotazioni, gli interessati possono contattare Alberto Zanella al numero 348.2223617 oppure Enrico Massari al 393.7881629. L’appuntamento sportivo e cinofilo si svolgerà interamente nella zona di gara allestita presso la storica cornice del castello estense.

“Il mondo del tartufo in Italia”: pubblicato il film che racconta la pratica della Cerca e Cavatura

Dopo averlo presentato in tante Città del tartufo, coinvolgendo i territori con le loro comunità e le scuole, il film ‘Il mondo del Tartufo in Italia. Storie di alberi, cani e cercatori’ viene pubblicato e diviene patrimonio collettivo, preziosa testimonianza e strumento di diffusione di conoscenza.

Il documentario, curato da Associazione nazionale Città del tartufo (Anct), Federazione nazionale Associazioni tartufai italiani (Fnati) e associazione CerCa, con la regia di Remo Schellino e il contributo scientifico dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, è la testimonianza di un viaggio fatto nei territori, attraversando il paese dal Nord al Sud per conoscere più da vicino la ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’, divenute patrimonio culturale immateriale Unesco nel 2021.

La pellicola ha raccolto testimonianze di tanti tartufai che hanno raccontato il loro modo di andare a tartufi e ha permesso di avere oggi i contorni di un panorama che, tra differenze e somiglianze, rende questa pratica un patrimonio universale ripetuto e rivitalizzato nel corso dei secoli. “Il viaggio nei territori – hanno spiegato Anct, Fnati e CerCa – ha permesso di confermare come la pratica della cerca e cavatura sia consolidata e si rinnovi anche attraverso il passaggio di testimone alle giovani generazioni e coinvolgimento di un numero sempre maggiore di donne”.

Il film ‘Il mondo del Tartufo in Italia. Storie di alberi, cani e cercatori’ si può vedere visitando il sito www.cittadeltartufo.com alla sezione video o tramite il canale Youtube dell’associazione. Su richiesta, è disponibile anche nelle versioni per non vedenti e non udenti. “Questo – aggiungono da Anct, Fnati e Cerca – ci consente di soddisfare il criterio unescano dell’inclusione, così come le testimonianze di giovani e donne confermano l’inclusione di genere e le trasmissioni della pratica nel tempo”. “Tramandare esperienze aiuta la memoria, tiene vivi i ricordi e consente di vivere il futuro” recita nel finale il film che è stato realizzato nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero italiano della cultura (Mic) con legge n.7/2006 esercizio finanziario 20-22.

Borsino del tartufo, marzo 2026: prezzi in assestamento, il bianco resta il re ma con segnali di raffreddamento

Il mercato del tartufo entra nella fase di transizione primaverile con quotazioni che mostrano segnali di stabilizzazione, ma anche alcune oscillazioni legate alla qualità del prodotto e alla disponibilità sui territori. Il borsino aggiornato a marzo 2026 restituisce un quadro complessivamente equilibrato, con il tartufo bianco che mantiene il primato assoluto, mentre il bianchetto si conferma protagonista della stagione.

Il tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum Pico) si attesta su una media complessiva di circa 1.850 euro al chilo, con variazioni importanti in base alla pezzatura. Le taglie tra 8 e 20 grammi si collocano intorno ai 1.350 euro, mentre tra i 20 e i 50 grammi si sale fino a circa 1.900 euro. Per gli esemplari superiori ai 50 grammi il prezzo medio si aggira tra 2.250 e 2.300 euro al chilo, leggermente rivisto al ribasso rispetto ai picchi invernali, anche alla luce dei dati provenienti dal mercato di Acqualagna.

Diverso il discorso per il tartufo bianchetto (Tuber Borchii Vittadini), oggi nel pieno della raccolta. Il prezzo medio si colloca attorno ai 550-600 euro al chilo, con una forbice che varia tra i 350-500 euro per le pezzature più piccole e i 600-700 euro per quelle superiori. Un leggero ridimensionamento rispetto alle settimane precedenti, probabilmente legato a una maggiore disponibilità di prodotto.

Il tartufo nero pregiato (Tuber Melanosporum), ormai verso la fine della stagione, mantiene una quotazione media di circa 1.300 euro al chilo, con punte fino a 1.500 euro per le pezzature oltre i 50 grammi e fino a 1.750 euro per gli esemplari eccezionali. Tuttavia, la disponibilità è ormai limitata e il mercato si avvia alla chiusura stagionale.

Più stabile il tartufo nero estivo (Tuber Aestivum), che si mantiene su una media di circa 250 euro al chilo, mentre il nero invernale (Tuber Brumale) si attesta intorno ai 450 euro, con una presenza ormai residuale.

Infine, il tartufo uncinato (Tuber Aestivum var. uncinatum) conferma quotazioni interessanti, con una media di circa 650 euro al chilo e punte fino a 750 euro per le pezzature più grandi.

Il quadro generale evidenzia come il mercato sia fortemente influenzato dalla stagionalità e dalla qualità del prodotto, con variazioni anche nell’arco di poche ore, soprattutto nei principali centri di commercializzazione.

 

Cinofilia, il 2026 tra prove, raduni e campionati: calendario completo tra circuito RTS e Club Italiano Lagotto

Un calendario lungo dodici mesi, articolato e capillare, che attraversa tutta l’Italia e mette al centro il lavoro, la selezione e il rapporto tra uomo e cane. Il 2026 della cinofilia si presenta con una doppia struttura: da una parte il circuito RTS Nord e Sud, dall’altra il programma ufficiale del Club Italiano Lagotto (C.I.L.), riferimento nazionale per prove di lavoro e raduni di razza.

Due percorsi paralleli ma complementari, che accompagnano appassionati e professionisti lungo un’intera stagione sportiva.

 

CIRCUITO RTS 2026 – CALENDARIO GARE

Il circuito RTS si sviluppa principalmente tra febbraio e maggio, con una divisione geografica tra Nord e Sud.

Nord

Il calendario prende il via il 1° febbraio a Castiglione delle Stiviere (Mantova) con Dog Point ASD, per poi proseguire il 15 febbraio a Montanaro (Torino) con Crazy Jumpers ASD.

A marzo doppio appuntamento:

  • 8 marzo – Orsago (Treviso) con Cane che Parla ASD
  • 29 marzo – Montanaro (Torino) con Crazy Jumpers ASD

Aprile si articola su tre tappe:

  • 6 aprile – Varese con Searching Dogs
  • 19 aprile – Treviso con All’Ombra dell’Arcobaleno ASD
  • 26 aprile – Castiglione delle Stiviere (Mantova) con Dog Point ASD

Il circuito si chiude a maggio:

  • 10 maggio – Rescaldina (Milano) con Wild River ASD
  • 17 maggio – Montanaro (Torino) con Good Boy
  • 24 maggio – Podenzano (Piacenza) con FullofJoy

Sud

Due appuntamenti concentrati in Sardegna:

  • 22 marzo – Maracalagonis (Cagliari) con Jagaru Group
  • 24 maggio – Maracalagonis (Cagliari) con Jagaru Group

 

PROGRAMMA SPORTIVO 2026 – CLUB ITALIANO LAGOTTO (C.I.L.)

Il calendario testuale fa riferimento al Club Italiano Lagotto, che organizza eventi ufficiali validi per i campionati sociali e regionali. Le manifestazioni non organizzate dal C.I.L. non rientrano nelle classifiche ufficiali e fanno capo ai circuiti ENCI.

GENNAIO

  • 25 gennaio – Casola Valsenio
    Trofeo Babini e Trofeo Zini (C.I.L.)
  • 25 gennaio – Cesena Fiera
    IDS Romagna Winner
  • 31 gennaio – Atripalda (Avellino)
    Raduno C.I.L. valido per il campionato sociale

FEBBRAIO

  • 1 febbraio – Prata di Principato Ultra
    Prova di lavoro A – regionale Sud
  • 14 febbraio – Arezzo (Palazzo del Pero)
    Prova di lavoro B + CACIT
  • 15 febbraio – Arezzo
    Prova di lavoro A – regionale Centro
  • 21-22 febbraio – Montelepre Carini (Palermo)
    Prove di lavoro A
  • 28 febbraio – Gonzaga (Mantova)
    Raduno razze italiane
  • 28 febbraio – Montelupo Albese (Cuneo)
    Raduno di razza

MARZO

  • 1 marzo – Montelupo Albese
    Prova di lavoro A
  • 7 marzo – Campobasso
    Raduno di razza
  • 21 marzo – Marina di Grosseto
    Prova di lavoro B + CACIT
  • 22 marzo – Marina di Grosseto
    Prova di lavoro A – regionale Centro

APRILE

  • 11 aprile – Bagno di Romagna
    Assemblea C.I.L.

MAGGIO

  • 16 maggio – Macchia Valfortore (Campobasso)
    Prova di lavoro A
  • 17 maggio – Macchia Valfortore
    Prova di lavoro A

GIUGNO

  • 3 giugno – Bologna
    Raduno ENCI e ENCI Winner
  • 4 giugno – Bologna
    World Dog Show 2026
  • 7 giugno – Tolfa
    Prova di lavoro B + CACIT
  • 14 giugno – Terni
    Prova di lavoro A – regionale Centro
  • 28 giugno – Pontassieve (Firenze)
    Prova di lavoro B + CACIT

LUGLIO

  • 11 luglio – Campo Felice (L’Aquila)
    Raduno di razza valido per il campionato sociale

SETTEMBRE

  • 5 settembre – L’Aquila
    Raduno C.I.L. valido per il campionato sociale
  • 6 settembre – Ocre (L’Aquila)
    Prova di lavoro A – regionale Sud
  • 13 settembre – San Zeno in Montagna (Verona)
    Prova di lavoro A – regionale Nord
  • 27 settembre – Marina di Grosseto
    Mostra speciale

OTTOBRE

  • 9-10 ottobre – Bagno di Romagna
    Raduno C.I.L. valido per il campionato sociale
  • 11 ottobre – Bagno di Romagna
    Prova di lavoro A – regionale Nord

DICEMBRE

  • 6 dicembre – Bastia Umbra (Perugia)
    Raduno di razza

Una stagione che attraversa l’Italia

Dal Nord al Sud, passando per l’Abruzzo che torna protagonista con Campo Felice, L’Aquila e Ocre, il calendario 2026 racconta una cinofilia viva, strutturata e profondamente radicata nei territori.

Un sistema che unisce competizione e selezione, ma anche passione e responsabilità. Perché dietro ogni prova, ogni raduno, ogni gara, c’è sempre lo stesso elemento centrale: il legame tra l’uomo e il cane, costruito nel tempo, nella fatica e nella fiducia reciproca.

 

La Fiaccola Pro Pax illumina la Basilica: fede, rinascita e il successo di Nero Norcia

Domenica 1 marzo ha segnato un momento di profonda commozione e significato per Norcia. L’accensione della Fiaccola Benedettina “Pro Pax et Unitate Europa” all’interno della ritrovata Basilica di San Benedetto non ha solo dato il via alle celebrazioni per il Santo Patrono d’Europa, ma ha anche suggellato la chiusura della 62ª edizione di Nero Norcia. La mostra mercato del tartufo nero pregiato e dei prodotti tipici si è conclusa con un bilancio straordinario, facendo registrare un vero e proprio boom di presenze durante i due fine settimana dell’evento.

Il ritorno nel cuore della spiritualità

La cerimonia ha riacceso le luci nel luogo simbolo della città, ferito dal sisma e oggi tornato a essere centro gravitazionale per la comunità. Ad accompagnare l’ingresso della fiaccola in Basilica e poi nella piazza principale sono state le delegazioni delle città di Subiaco e Cassino, gemellate nel nome del monachesimo. I cortei storici e i gruppi podistici hanno creato una cornice solenne per la partenza dei tedofori. Il cammino della fiaccola ha toccato poi i luoghi benedettini per eccellenza, per poi fare ritorno a Norcia il 20 marzo.

Un parterre istituzionale per un messaggio europeo

All’evento hanno partecipato le massime autorità civili e religiose, a testimonianza del rilievo nazionale dell’iniziativa. Insieme all’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, erano presenti il Sindaco di Norcia Giuliano Boccanera, il Sindaco di Cassino Enzo Salera e il Vicesindaco di Subiaco Emanuele Rocchi. Hanno preso parte alla cerimonia anche il Sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, il Senatore Franco Zaffini, l’Abate di San Benedetto in Monte Dom Benedetto Nivakoff e l’Abate ordinario di Montecassino Dom Antonio Luca Fallica.

Norcia, radice di civiltà

Il sindaco Giuliano Boccanera ha sottolineato come la fiaccola rappresenti l’essenza stessa dell’identità europea, ricordando che l’Europa è innanzitutto una comunità di valori. Il primo cittadino ha dichiarato che da Norcia parte un messaggio chiaro in cui la pace occupa un posto centrale. Accendendo questa fiaccola, l’amministrazione ha voluto riaffermare che Norcia è radice di civiltà europea e che, dopo il terremoto, la comunità ha scelto di restare e ricostruire, dimostrando che il messaggio di unità è oggi più attuale che mai.

Risultati del progetto nazionale: Interazioni fra il tartufo bianco Tuber magnatum il microbioma del suolo e le piante”

Il tartufo bianco, Tuber magnatum, è il tartufo italiano più importante, sia per il suo valore economico sia per la sua ampia diffusione nella nostra penisola. Un tempo si pensava fosse un tartufo quasi esclusivamente italiano, ma recentemente si è scoperto che la sua produzione è più diffusa di quanto si credesse in passato. Infatti, oltre che in Italia, fruttifica in Croazia, Ungheria, Romania e nei paesi dell’area balcanica; recentemente è stato segnalato anche in Russia e persino in Tailandia. Tuttavia, “la cultura del tartufo bianco”, sia quella gastronomica sia quella della sua ricerca, è esclusivamente italiana, tant’è che la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” è ufficialmente iscritta nella lista UNESCO del Patrimonio culturale immateriale.

 

Purtroppo, negli ultimi anni, la produzione di tartufo bianco in Italia sta diminuendo a causa di molteplici fattori che vanno dai cambiamenti climatici, all’incuria dei boschi, al calo delle superfici boscate, fino a un crescente numero di cercatori che, nel tempo, rischiano di depauperare questa risorsa. Chi, come me, ama il tartufo bianco, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per le emozioni che suscita durante la cerca, sente la necessità di intervenire per cercare di ripristinare la produttività degli ambienti naturali di produzione. Purtroppo, non è così facile, poiché in condizioni naturali il tartufo bianco interagisce nel suolo con numerosi organismi, dalle piante, sia arboree che erbacee, alle lumache, agli insetti e ai microrganismi, quali funghi e batteri.

 

Se non si conoscono approfonditamente i rapporti che il tartufo ha con ciascuno di questi organismi, si rischia di compiere interventi che, anziché favorire il tartufo, possono, nel tempo, creare condizioni sfavorevoli al suo sviluppo. Per questo motivo, questo progetto di ricerca PRIN 2022, “Interactions of the white truffle Tuber magnatum with soil microbiome and plants”, ha avuto come obiettivo quello di approfondire i rapporti tra il tartufo bianco, le piante, in particolare quelle erbacee, e i batteri. A questo progetto hanno partecipato l’Università Telematica San Raffaele di Roma, l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, l’Università degli Studi di Bologna e il CNR, con responsabili scientifici rispettivamente il Prof. Vilberto Stocchi, la Dott.ssa Antonella Amicucci, la Dott.ssa Antonietta Mello e la sottoscritta.

 

Alcuni dei risultati di questo progetto sono stati già pubblicati su riviste internazionali, di cui si riportano in bibliografia i riferimenti e i link di accesso. Uno dei risultati più promettenti, che come vedremo in seguito potrebbe avere importanti risvolti applicativi, è l’aver verificato, con metodi molecolari, l’endofitismo (la presenza all’interno delle piante) del micelio del tartufo bianco nelle piante erbacee. Per questo studio sono stati scelti tre siti noti per la produzione di tartufo bianco: il primo vicino a Città della Pieve (Perugia, in Umbria), a circa 430–455 m s.l.m.; il secondo, il Bosco Panfilia a Sant’Agostino (Ferrara, in Emilia Romagna), a circa 30 m s.l.m.; e il terzo, vicino a Montefalcone nel Sannio (Campobasso, in Molise), a circa 345 m s.l.m. In figura 1 sono riportate le tartufaie oggetto di studio.

 


[1] Funded by the European Union – NextGenerationEU under the National Recovery and Resilience Plan (PNRR) – Mission 4 Education and research – Component 2 From research to business – Investment 1.1 Notice Prin 2022 – DD N. 104 del 2/2/2022, from title “Interactions of the white truffle Tuber magnatum with soil microbiome and plants”, proposal code K272X8 – CUP J53D23010090006

 

Fig. 1 Tartufaie di tartufo bianco dove sono stati condotti i campionamenti

In ciascuna di queste zone è stata verificata la presenza del tartufo bianco tramite cerca con cani addestrati (Fig. 2 a., b e d) e analisi molecolari del suolo (Fig. 2 c) che ci hanno permesso di confermare la presenza del suo micelio.

 

Fig. 2 – Cerca di tartufi con cani addestrati nelle aree in cui sono state prelevate le piante erbacee (ab, b, d); prelievo dei campioni di suolo per le analisi molecolari (c).

 

Nelle aree produttive di queste tartufaie, abbiamo prelevato in vari punti piantine erbacee, prestando attenzione a raccogliere tutto l’apparato radicale. Arrivati in laboratorio, le radici sono state lavate e alcune di esse prelevate e sterilizzate sulla superficie, per evitare che potessero risultare contaminazioni esterne di micelio di T. magnatum o di altri funghi del suolo. Quindi, come evidenziato in figura 3, da queste radici sono state ricavate tre porzioni: le due laterali sono state utilizzate per evidenziare, con metodi molecolari, la presenza del DNA di T. magnatum all’interno delle radici.

Una volta verificata questa presenza, la colonizzazione delle radici da parte del tartufo bianco nella porzione centrale è stata accertata al microscopio, utilizzando una tecnologia molto sofisticata, la FISH (Fluorescent In Situ Hybridization). Per applicare questa tecnologia, ci siamo avvalsi della collaborazione del Museo di Storia Naturale di Parigi. Da questo studio è emerso che T. magnatum è in grado di colonizzare le radici di piante erbacee nel periodo esclusivamente primaverile..Le piante nelle quali è stato riscontrato con metodi molecolari il micelio di T. magnatum sono state l’ortica (Urtica dioica), l’edera (Hedera elix), il gigaro chiaro (Arum italicum), la primula (Primula vulgaris) e la carice pendula (Carex pendula). In particolare nelle radici di quest’ultima pianta è stato possibile visualizzarlo al microscopio tramite la tecnica FISH che ha permesso di confermare in modo inequivocabile l’endofitismo di T. magnatum. 

Questa scoperta ha notevoli implicazioni pratiche, poiché le piante erbacee potrebbero avere un ruolo importante nel ciclo vitale del tartufo nel terreno e forse contribuire alla sua sopravvivenza. Si comprende quindi che pratiche colturali, come l’uso di diserbanti (adottato in alcuni paesi stranieri nelle tartufaie) o semplicemente le lavorazioni del terreno, potrebbero danneggiare il tartufo, mentre l’inerbimento delle tartufaie di T. magnatum potrebbe favorirne la produzione.

Fig. 3 – Metodi di analisi delle radici di piante erbacee

Non è infatti un caso che ad esempio T. magnatum si trovi spesso in vicinanza di piante erbacee. Carex pendula è una pianta molto comune nelle tartufaie naturali in quanto anch’essa, come il tartufo bianco,  ama i terreni umidi (Fig. 4).

 

Fig. 4 – Tartufo bianco trovato in vicinanza di una pianta di Carex pendula

Altri aspetti interessanti approfonditi nel progetto riguardano il ruolo dei batteri nello sviluppo del micelio di T. magnatum sia in vitro sia in pieno campo. Grazie alla presenza di batteri appartenenti al genere Bradyrhizobium, noti per la loro capacità di formare noduli sulle radici di piante leguminose, siamo riusciti a far sviluppare per la prima volta il micelio del tartufo in vitro in una sorta di simbiosi con questi batteri.

Sono state inoltre condotte prove sul campo in una tartufaia di T. magnatum, in cui sono stati inoculati questi batteri per comprendere se potessero favorire lo sviluppo del tartufo bianco nel terreno. I risultati sono stati promettenti, anche se questa inoculazione ha causato modifiche alle comunità batteriche del suolo, i cui effetti dovranno essere monitorati nel tempo. Infine, un altro aspetto interessante è stato il ritrovamento di alcuni virus sia nei corpi fruttiferi che nel micelio del tartufo bianco, anche se non si sa ancora se, come quelli che infettano l’uomo o le piante, possano rappresentare un danno per il tartufo.

Bibliografia

Graziosi S, Puliga F., Iotti M, Amicucci A,  Zambonelli A (2024) In vitro interactions between Bradyrhizobium spp. and Tuber magnatum mycelium. Environmental Microbiology Reports, 16(3), e13271. Available from: https://doi.org/10.1111/1758-2229.13271

Graziosi S, Deloche L, Januario M, Selosse MA, Deveau A, Bach C, Chen Z, Murat C, Iotti M, Rech P, Zambonelli A (2025)  Newly Designed Fluorescence In Situ Hybridization Probes Reveal Previously Unknown Endophytic Abilities of Tuber magnatum in Herbaceous Plants. Microb Ecol 88, 42 (2025). https://doi.org/10.1007/s00248-025-02542-z

Gare, raduni e prove di lavoro: il programma sportivo C.I.L. 2026

Il programma sportivo 2026 del C.I.L. si presenta ricco e articolato, con un calendario che attraversa gran parte del territorio nazionale e alterna raduni di razza, prove di lavoro di tipo A e B, competizioni con CACIT e appuntamenti validi per i campionati sociali e regionali.

Il calendario, precisano gli organizzatori, è ancora provvisorio e potrà subire variazioni nel corso dell’anno, ma offre già un quadro completo delle principali tappe agonistiche previste.

Un elemento fondamentale per i partecipanti riguarda la validità delle manifestazioni.
Gli eventi organizzati direttamente dal C.I.L. sono validi ai fini dei campionati sociali e regionali e i relativi risultati saranno pubblicati sui canali ufficiali del C.I.L.
Al contrario, gli eventi non organizzati dal C.I.L., pur essendo riconosciuti a livello cinofilo, non sono validi per i campionati C.I.L.: in questi casi i risultati saranno consultabili sulle piattaforme ENCI-show ed ENCI-prove.

Il programma si apre a gennaio con il tradizionale Trofeo Babini – Trofeo Zini, per poi proseguire con una serie di raduni e prove di lavoro distribuite tra Nord, Centro e Sud Italia. Spiccano appuntamenti di rilievo come le prove con CACIT, i raduni regionali e il doppio evento autunnale di Bagno di Romagna, che rappresenta uno dei momenti centrali della stagione.

Il tartufo non è un prodotto, è una cultura – editoriale

*di Pietro Guida

C’è un equivoco di fondo che accompagna il tartufo da anni, e che oggi rischia di diventare irreversibile: considerarlo solo un prodotto. Un bene alimentare di pregio, una voce di listino, un prezzo al chilo. Tutto vero, ma profondamente incompleto.
Il tartufo, prima ancora di essere merce, è cultura.

È cultura perché nasce da un equilibrio delicatissimo tra suolo, alberi, acqua, stagioni e silenzio. Non si coltiva come una pianta, non si forza come una produzione industriale. Esiste solo se il territorio è sano. Per questo è stato spesso definito una “sentinella naturale”: quando il tartufo scompare, il bosco ha già iniziato a parlare da tempo.

È cultura perché vive di gesti antichi. Il cercatore che esce all’alba, il cane addestrato con pazienza, il rispetto dei tempi, delle regole non scritte, dei confini del bosco. Non è folklore, è sapere tramandato. Un sapere che non sta nei manuali, ma nella memoria delle comunità rurali, nei racconti, nelle abitudini che si ripetono ogni anno, uguali e diverse.

È cultura perché ha un linguaggio suo. La stagione del tartufo scandisce il calendario di interi territori, orienta feste, fiere, incontri, economie locali. In molti borghi dell’Italia interna, il tartufo non è un evento: è un ritmo. Un’attesa condivisa che dà senso al tempo, che tiene insieme persone, famiglie, generazioni.

Eppure, oggi, questo patrimonio rischia di essere ridotto a immagine. A profumo artificiale, a marketing aggressivo, a consumo rapido. Il tartufo diventa attrazione turistica, slogan, brand. Nulla di sbagliato nel promuovere, ma tutto è sbagliato quando la promozione diventa consumo e il consumo diventa sfruttamento. Quando il bosco è visto come scenografia e non come organismo vivo.

Difendere il tartufo significa allora difendere molto di più di un’eccellenza gastronomica. Significa difendere un’idea di territorio, di lentezza, di limite. Significa accettare che non tutto si può produrre, replicare, accelerare. Che alcune ricchezze esistono solo se vengono rispettate.

In un tempo che misura tutto in termini di resa immediata, il tartufo ci ricorda una verità scomoda ma necessaria: ciò che ha più valore è spesso ciò che non si può controllare del tutto.
Ed è proprio per questo che va custodito.

Non come un prodotto qualsiasi, ma come ciò che è davvero: una cultura viva, fragile, profondamente italiana.

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