Autore: Eleonora Berardinetti

Dal Bosco all’Ariston: Leo Gassmann e il Segreto dei Tartufi

C’è chi cerca l’ispirazione chiudendosi in uno studio d’avanguardia e chi, come Leo Gassmann, preferisce indossare gli scarponi e immergersi nel fango. L’ultima rivelazione del cantautore romano ha del surreale, ma racconta molto della sua nuova direzione artistica: le canzoni che hanno segnato il suo ritorno, inclusa la partecipazione a Sanremo 2026, sono nate tra i boschi, durante sessioni di caccia al tartufo.

Un’amicizia “Naturale”

Il complice di queste spedizioni è l’amico e collega Fasma. I due, legati da un rapporto che va ben oltre la musica, hanno passato mesi a girare l’Italia a bordo di un furgone, riscoprendo il contatto con la terra. Proprio tra una “scavata” e l’altra, nel silenzio della natura, sono nate le melodie di “Vita vera paradiso”, il suo ultimo album. “Abbiamo scritto canzoni ovunque: davanti a templi abbandonati o cercando tartufi,” ha raccontato l’artista. Non è un caso, quindi, che il brano portato sul palco dell’Ariston si intitoli proprio “Naturale”. Una scelta che riflette il desiderio di Gassmann di spogliarsi dei sovrastrutture e ritrovare un’autenticità quasi ancestrale.

La musica come rito collettivo

Questo approccio “wild” alla scrittura segna una svolta per Leo. Se in passato lo abbiamo visto come il giovane talento pop di Terzo Cuore, oggi troviamo un uomo che trova il ritmo nel calpestare le foglie secche. La ricerca del tartufo diventa così la metafora perfetta per il suo processo creativo: scavare a fondo, con pazienza e un pizzico di fortuna, per trovare qualcosa di prezioso e nascosto sotto la superficie. Mentre il brano “Naturale” continua a girare in radio, Leo Gassmann dimostra che per scalare le classifiche, a volte, bisogna prima saper scendere nel bosco.

Dal “passaparola” ai social: la rivoluzione digitale del mercato del tartufo

Il mondo del tartufo sta vivendo una metamorfosi profonda, segnando il passaggio definitivo da un’economia del passaparola a una vetrina globale e digitalizzata. Quello che un tempo era un commercio carbonaro, regolato da incontri all’alba e scambi di mani tra conoscenti, è oggi diventato un business fluido che corre sui fili della rete, trasformando radicalmente il rapporto tra raccoglitore e consumatore finale.

L’evoluzione della filiera: dalle origini ai grandi intermediari

Storicamente, il mercato del tartufo si reggeva su una filiera corta e informale. Il cercatore vendeva il proprio raccolto alla cerchia ristretta di amici, ristoratori locali o piccoli commercianti di fiducia. La fiducia, appunto, era l’unica moneta di scambio in un settore privo di listini ufficiali e dominato dall’incertezza della raccolta.

Con l’aumento della domanda globale, questa struttura atomizzata ha lasciato il posto ai “grandi raccoglitori” o centri di conferimento. Questi intermediari hanno strutturato il mercato, acquistando grandi quantità da centinaia di cavatori per rifornire l’industria conserviera, l’export e la ristorazione stellata. Se da un lato questo ha garantito una distribuzione su larga scala, dall’altro ha allungato la filiera, aumentando i prezzi e allontanando il consumatore dalla fonte originaria.

Il fenomeno dei gruppi social: il mercato 4.0

Oggi stiamo assistendo a un’ulteriore frattura degli schemi tradizionali. Gruppi Facebook, canali Telegram e profili Instagram sono diventati le nuove piazze virtuali dove il tartufo viene esposto e venduto in tempo reale. Le foto scattate direttamente nel bosco, con il fango ancora fresco, diventano strumenti di marketing potentissimi che esaltano le proprietà del prodotto e ne garantiscono, visivamente, la freschezza.

In questo nuovo scenario, il singolo cavatore o il piccolo commerciante scavalca la grande distribuzione organizzata. Il prezzo diventa dinamico, influenzato dalla velocità del post e dalla capacità di persuasione visiva. La consegna avviene spesso tramite corrieri espresso a temperatura controllata, portando il pregiato tartufo direttamente sulla tavola dell’appassionato a poche ore dalla cavatura.

Opportunità e rischi della vendita diretta online

Questa disintermediazione digitale offre vantaggi evidenti. Per il consumatore, c’è la possibilità di accedere a prodotti di alta qualità a prezzi potenzialmente più competitivi, eliminando i ricarichi degli intermediari. Per il cercatore, il guadagno è immediato e la platea di acquirenti si estende potenzialmente a tutto il territorio nazionale.

Tuttavia, la transizione non è priva di incognite. Il mercato dei social sfugge spesso ai controlli rigorosi che caratterizzano le filiere certificate. La tracciabilità del prodotto, la corretta conservazione durante il trasporto e la conformità alle normative fiscali e igienico-sanitarie rappresentano le sfide principali di questo “Far West” digitale. Inoltre, la mancanza di un esperto che valuti fisicamente il tartufo prima dell’acquisto sposta tutto il rischio sull’utente finale, che deve affidarsi esclusivamente a una foto e alla reputazione virtuale del venditore.

Verso un nuovo equilibrio

Il mercato del tartufo non tornerà indietro. La comodità della consegna a domicilio e la trasparenza (almeno apparente) dei prezzi online hanno ridefinito le abitudini d’acquisto. Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di coniugare questa modernità con la tutela della qualità.

Iniziative come i musei tematici e i centri sperimentali, diventano fondamentali in questo contesto: servono a educare il consumatore, fornendogli gli strumenti critici per distinguere un prodotto d’eccellenza da una semplice occasione fotografica sui social network. La sfida sarà mantenere l’anima del tartufo — legata alla terra e alla fatica della cerca — in un mondo che viaggia sempre più veloce su uno schermo.

Speciale Report: il valore del tartufo italiano e l’esigenza di un racconto completo

La Federazione nazionale delle associazioni tartufai italiana (Fnati) vuole precisare alcuni punti a seguito del recente servizio trasmesso da Report su Rai 3. L’inchiesta, focalizzata sulla tracciabilità e sulla provenienza del tartufo, ha sollevato temi complessi riguardanti l’ingresso di prodotti esteri sul mercato nazionale e le dinamiche della loro commercializzazione.
Il servizio ha toccato da vicino il sistema delle fiere e dei mercati, citando anche realtà di eccellenza come Alba. In questo contesto, sebbene emergano le naturali preoccupazioni legate alle sfide del mercato globale, le istituzioni locali hanno colto l’occasione per ricordare il costante impegno nei controlli e la selezione rigorosa operata dagli esperti per garantire la qualità nelle sedi ufficiali.
Tuttavia, la Fnati ritiene che la narrazione proposta possa beneficiare di una visione più ampia, per evitare che l’intero comparto venga percepito sotto una luce parziale. Il Presidente Fabio Cerretano ha sottolineato l’importanza di proteggere il percorso di tutela della “cerca e cavatura”, evidenziando come una rappresentazione orientata prevalentemente agli aspetti critici rischi di non rendere giustizia al mondo dei tartufi nella sua interezza.
“Il nostro settore,” ha dichiarato Cerretano, “è fatto di storie, tradizioni e di un impegno quotidiano che va ben oltre la dimensione commerciale. Ci auguriamo che venga sempre valorizzato quel bagaglio di saperi e di identità che rende unica questa attività, mettendo in luce non solo le logiche economiche, ma anche il profondo valore umano del settore. Allo stesso tempo auspichiamo che vengano effettuati i dovuti e necessari controlli per evitare che il mondo del tartufo venga infangato per mere logiche di mercato”.
Secondo la Federazione, è fondamentale proteggere gli sforzi che hanno portato il tartufo a essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Unesco. Un traguardo che celebra un’identità culturale radicata nel territorio, la quale merita di essere raccontata con equilibrio.
La Fnati ribadisce quindi l’invito a un’informazione che sappia integrare l’analisi delle criticità con il riconoscimento del valore culturale e sociale di una pratica che l’Italia ha il compito di custodire e promuovere con orgoglio.

Amandola punta sul tartufo: il nuovo museo pronto per l’estate

Amandola si prepara a consolidare il suo ruolo di capitale del tartufo dei Monti Sibillini con l’apertura del nuovo Museo del Tartufo. L’annuncio è arrivato nei mesi scorsi in occasione della settima edizione per Diamanti a Tavola, che si svolge ogni anno nel Comune in provincia di Fermo, nelle Marche, dal sindaco Adolfo Marinangeli in occasione dell’apertura del festival locale, confermando che il traguardo è ormai imminente. La struttura, che fa parte della rete museale RAM (insieme ai comuni di Rotella e Montedinove), punta a diventare il fulcro della narrazione territoriale entro la prossima edizione estiva della rassegna.

Un percorso tra cultura e identità

Il progetto non si limita a celebrare il prodotto, ma mira a tutelare e promuovere la cultura che lo circonda. Uno dei pilastri del percorso espositivo sarà dedicato alla cavatura, pratica recentemente riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Il museo offrirà ai visitatori una visione a 360 gradi, collegando l’aspetto gastronomico alla biodiversità e alle tradizioni secolari della zona.

Ricerca e didattica

La strategia di Amandola per rendere il tartufo protagonista tutto l’anno passa anche per il supporto tecnico del centro sperimentale di tartuficoltura. Questa struttura svolge un’attività di eccellenza nel monitoraggio e nello studio delle specie locali, garantendo una base scientifica alla valorizzazione del prodotto.

Parallelamente, il Museo “Tesori del Gusto” ha già avviato iniziative didattiche per coinvolgere le nuove generazioni e i turisti. Un esempio è il laboratorio “Impronte di bosco: l’albero ed il suo amico tartufo”, dove attraverso la manipolazione dell’argilla si esplora il legame simbiotico tra il fungo ipogeo e le piante del bosco.

L’amministrazione comunale vuole creare in questo un sistema integrato dove il museo diventi il punto di incontro tra la tutela ambientale, l’esperienza sensoriale e lo sviluppo economico del territorio.

Tartufi e autostrade: la sfida dell’associazione Riminese per unire ambiente ed economia locale

L’ambizioso progetto di forestazione lungo i tracciati autostradali può trasformarsi in un’opportunità strategica per il territorio e per il settore della tartuficoltura. L’iniziativa, legata all’impegno di piantare milioni di alberi entro un raggio di 20 chilometri dalle arterie viarie per compensare le emissioni di Co2 dei veicoli, vede oggi il Comune di Misano Adriatico come caso studio emblematico.

Nel territorio di Misano sono già state messe a dimora circa 1.800 piante. Tra queste, l’associazione Riminese Tartufai APS è riuscita a inserire oltre 220 esemplari trattati specificamente per la produzione del tartufo. Si tratta di una selezione mirata che comprende querce, carpini, tigli e lecci, oltre ad alcuni pioppi, specie particolarmente adatte ai processi di micorrizzazione. Il meccanismo biologico che si intende innescare punta sulla naturale proliferazione delle spore.

Una volta stabilite le piante madri, la fauna locale contribuisce alla diffusione sotterranea del fungo, favorendo l’attecchimento su nuove radici e creando un ecosistema produttivo spontaneo. Raffaele Menichiello, presidente dell’associazione Riminese Tartufai, sottolinea il valore di questa sinergia tra grandi infrastrutture e tutela delle tradizioni locali.

“L’obiettivo è prendere due piccioni con una fava”, ha precisato, “da una parte si rispetta l’impegno per l’assorbimento del biossido di carbonio e dall’altra si fornisce un supporto concreto al mondo del tartufo. Abbiamo scelto piante come il tiglio e il leccio che si prestano perfettamente a questo lavoro. Il nostro appello è chiaro: abbiamo censito questi esemplari affinché, in futuro, durante le operazioni di manutenzione o diradamento, non vengano tagliate proprio le piante che abbiamo messo a dimora per la produzione del tartufo”.

Attualmente la proporzione vede circa 220 piante micorrizzate su un totale di 1.800 fusti piantati dalla compagnia autostradale nella zona. L’auspicio dei tartufai riminesi è che questo modello possa essere replicato in tutti i comuni interessati dal piano di forestazione. La collaborazione tra enti pubblici, società di gestione e associazioni di categoria appare come l’unica via per garantire che gli investimenti ambientali producano anche un ritorno tangibile per l’economia e la biodiversità del territorio.

Raccolta tartufi: la guida completa alle nuove regole fiscali e alla tracciabilità regionale

Il mondo della raccolta dei tartufi si prepara a una significativa svolta burocratica. La recente Legge di Bilancio 2026 introduce novità sostanziali per il settore, puntando i riflettori sulla trasparenza e sulla provenienza territoriale del tartufo. L’art. 1, comma 932, della Legge n. 199 del 30 dicembre 2025, interviene direttamente sulla disciplina fiscale, stabilendo che, a partire dal primo gennaio 2026, ogni acquisto di tartufi effettuato senza l’applicazione della ritenuta del 23% debba contenere obbligatoriamente l’indicazione della regione di raccolta. Una modifica che trasforma la certificazione d’acquisto in un documento ancora più dettagliato, legando indissolubilmente il prodotto al suo territorio d’origine.

Il perimetro della raccolta occasionale

La normativa vigente, basata sulla legge n. 145/2018, definisce con precisione l’ambito della raccolta occasionale. Questa attività non riguarda esclusivamente i tartufi, ma si estende a una vasta gamma di prodotti selvatici non legnosi e piante officinali spontanee. Il legislatore include in questa categoria funghi, bacche, frutti da guscio come noci e nocciole, sughero, muschi, licheni e persino lo sciroppo d’acero o le erbe selvatiche destinate all’essiccazione. Per essere considerata occasionale, l’attività deve essere svolta da persone fisiche e, soprattutto, deve rispettare una soglia economica invalicabile: i corrispettivi percepiti dalla vendita non possono superare il limite annuo di 7.000 euro. In questo caso, i guadagni non concorrono alla formazione del reddito complessivo del raccoglitore.

Il regime dell’imposta sostitutiva

Per beneficiare delle agevolazioni previste per i raccoglitori occasionali, è necessario il versamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali. La cifra è fissata forfettariamente in 100 euro e deve essere corrisposta entro il 16 febbraio dell’anno di riferimento. Il pagamento va effettuato tramite modello F24 ELIDE, utilizzando il codice tributo 1853. Questo adempimento è vincolato al possesso del titolo di raccolta rilasciato dalle Regioni o dagli enti competenti. È importante sottolineare che tale imposta non è dovuta qualora la raccolta sia finalizzata esclusivamente all’autoconsumo.

La disciplina delle ritenute sui compensi

Il quadro fiscale si complica quando si superano i limiti della raccolta amatoriale o non si procede al versamento dell’imposta fissa. Secondo il D.P.R. 600/1973, sui compensi corrisposti ai raccoglitori che superano la soglia dei 7.000 euro annui, si applica una ritenuta del 23% a titolo d’imposta. Tuttavia, il prelievo non avviene sull’intero ammontare, ma sul 78% del corrispettivo, poiché la legge riconosce una deduzione forfettaria del 22% come rimborso per le spese sostenute durante la produzione del reddito. Fondamentale è il nesso con l’imposta sostitutiva: se il raccoglitore ha regolarmente versato i 100 euro tramite F24, la ritenuta del 23% non deve essere applicata dal cessionario.

Esoneri contabili e nuovi requisiti del documento d’acquisto

Uno dei vantaggi principali per i raccoglitori occasionali privi di partita IVA è l’esonero totale da obblighi contabili e dichiarativi ai fini IVA. L’onere della documentazione ricade quasi interamente sull’acquirente (cessionario) che opera con partita IVA. Quest’ultimo è tenuto a emettere un documento d’acquisto specifico che non costituisce una fattura e non va annotato nel registro IVA acquisti. Tale documento deve contenere la data, i dati del cedente, il riferimento al versamento dell’imposta sostitutiva tramite codice 1853, oltre a natura e quantità del prodotto. A questi elementi, la nuova finanziaria aggiunge il requisito inderogabile della “regione di raccolta”. Parallelamente, resta fermo l’obbligo per le aziende di comunicare annualmente alle Regioni le quantità di prodotto commercializzate e le relative provenienze, garantendo così una mappatura costante del prelievo di risorse naturali dal territorio.

Editoria al tartufo – Tartufo di Kira Jane Buxton

Dall’autrice del successo internazionale Hollow Kingdom, Kira Jane Buxton, arriva una narrazione che fonde l’assurdo e il quotidiano nella cornice di un’Italia rurale e decadente. Il romanzo, intitolato Tartufo, viene descritto dalla critica come una favola moderna capace di alternare un umorismo travolgente a riflessioni profonde sul senso di comunità.

La storia è ambientata a Lazzarini Boscarino, un piccolo villaggio dove il tempo sembra essersi fermato, ma non nel senso romantico del termine. La neoeletta sindaca Delizia Miccuci, reduce da una vittoria elettorale sofferta persino contro un asino anziano, si ritrova a gestire un borgo ormai ignorato dai turisti e segnato dall’abbandono. Tra ristoranti storici che chiudono i battenti e uffici comunali in rovina, l’unico punto di riferimento rimane il Bar Celebrità, rifugio di una popolazione stanca che consuma caffè e vecchi rancori.

L’equilibrio di questa fragile realtà viene sconvolto dal cercatore di tartufi Giovanni Scarpazza. La scoperta di un tartufo dalle dimensioni eccezionali si trasforma nel motore della vicenda: un oggetto sotterraneo dotato del potere di agire come una benedizione o come una condanna definitiva per l’intero paese.

L’autrice esplora il tema dell’interconnessione tra gli esseri viventi, utilizzando il tartufo come metafora di ciò che cresce silenziosamente sotto la superficie. Attraverso uno stile definito incantevole e irriverente, il libro indaga come la ricerca dell’armonia, nonostante le difficoltà, possa generare bellezza e rarità proprio laddove tutto sembrava destinato a scomparire.

News al tartufo

A Codigoro nasce la scuola per tartufai

Una nuova era per la valorizzazione del patrimonio locale si apre a Codigoro. Grazie a una convenzione decennale siglata tra il Comune, la Regione Emilia-Romagna e l’Associazione Nazionale Tartufai, sta per prendere vita una vera e propria scuola dedicata all’arte della cerca del tartufo. L’iniziativa, fresca di approvazione a dicembre 2025, rappresenta un passo significativo per promuovere il territorio, attirare turismo specializzato e diffondere la cultura del prezioso tubero.

Il progetto ha obiettivi ambiziosi: non solo formare nuovi tartufai professionisti e appassionati, ma anche sensibilizzare le giovani generazioni, le scuole e le famiglie sul rispetto dell’ambiente e sulla tradizione locale. L’amministrazione comunale ha identificato e messo a disposizione un’area specifica di quattro ettari, situata strategicamente tra l’ex complesso Enaoli e la zona a nord del Bosco Spada. Questo terreno fungerà da campo base per l’addestramento pratico e le lezioni didattiche.

Al momento, l’iniziativa è nella sua fase embrionale e non sono ancora stati diffusi dettagli specifici riguardo a date di inizio dei corsi, orari o costi di iscrizione. Si attende che i partner coinvolti definiscano il calendario delle attività. Per restare aggiornati sugli sviluppi e sulle future opportunità formative, si consiglia di monitorare i canali ufficiali del Comune di Codigoro e dell’Associazione Nazionale Tartufai.

♦ Maxi tartufo da record a Pisa: il “re” del bosco diventa solidarietà a Firenze

La stagione del tartufo in Toscana segna un nuovo e importante primato. I boschi di Forcoli, in provincia di Pisa, hanno regalato un esemplare eccezionale di bianco pregiato. La bilancia si è fermata a quota 707 grammi. Si tratta del ritrovamento più imponente registrato finora nella regione per l’annata in corso. A scovare il prezioso tubero è stato Luciano Savini. L’esperto tartufaio ha definito la scoperta un’emozione rara e un vero dono del territorio, capace di stupire anche chi frequenta i boschi da una vita.

Il viaggio del maxi tartufo è stato breve ma significativo. Dal sottobosco pisano è giunto in poche ore nel cuore di Firenze. La cornice è stata quella esclusiva del Four Seasons Hotel a Palazzo della Gherardesca. Qui si è svolto il gala “The Reds & the White Charity Dinner”. Il tartufo è stato il protagonista assoluto della serata, attirando l’attenzione di appassionati e collezionisti in un contesto di alta eleganza.

L’asta benefica ha acceso l’entusiasmo dei presenti. Il martelletto ha sancito l’aggiudicazione per la cifra finale di 2.600 euro. L’intera somma ha subito trovato una destinazione nobile. I fondi sono stati devoluti alla Fondazione Milano25. La onlus, guidata dalla nota “Zia Caterina”, supporta quotidianamente i bambini oncologici e le loro famiglie. Il progetto nasce dall’esperienza del celebre taxi colorato, divenuto negli anni un simbolo concreto di accoglienza, educazione e speranza per i piccoli pazienti.

♦ Controlli notturni nei boschi di Urbino: multe e tesserini ritirati ai tartufai irregolari

Giro di vite dei Carabinieri Forestali a tutela del tartufo bianco pregiato. A metà novembre, e a metà della stagione di raccolta, i militari hanno intensificato la vigilanza nelle aree più vocate della provincia. L’obiettivo è contrastare i comportamenti illeciti che danneggiano l’ecosistema e garantiscono vantaggi sleali.

L’operazione più recente è scattata alle prime luci dell’alba in località Montecalende, nel territorio di Urbino. Erano le 4.45 del mattino quando la pattuglia del Nucleo Forestale ha individuato due persone in piena attività di ricerca. I cercatori stavano operando in orario notturno, violando apertamente i limiti temporali imposti dalla legge regionale n. 5/2013 per la protezione delle tartufaie.

Pochi giorni prima un altro episodio aveva interessato le Foreste Demaniali di Monte Vicino, nel comune di Sant’Angelo in Vado. In questo caso a intervenire sono stati i militari della stazione di Mercatello sul Metauro. Durante il controllo hanno sorpreso un cavatore che utilizzava tre cani contemporaneamente. La normativa vigente, all’articolo 8, pone il limite tassativo all’utilizzo di soli due animali ausiliari per evitare un impatto eccessivo sul terreno.

Per i trasgressori il conto è salato. In entrambi gli episodi sono state elevate sanzioni amministrative di 600 euro. Oltre alla multa, è scattato il ritiro immediato del tesserino abilitativo. L’Unione Montana Alta Valle del Metauro, autorità competente, procederà ora con la sospensione dell’autorizzazione alla raccolta per un periodo che varierà da uno a due anni. Il gruppo Carabinieri Forestale di Pesaro e Urbino ha ribadito la necessità di questi interventi. Il rispetto delle regole non è solo un obbligo formale, ma serve a preservare le “pasture”.

Il tartufo al centro della strategia regionale delle Marche: ecco tutte le novità

La Regione Marche scommette sul tartufo come volano per la qualità della vita e l’economia del territorio. L’aggiornamento per il 2025 del Programma Triennale 2024/2026 prevede specifiche azioni di sostegno alla produzione tartuficola. L’iniziativa rientra nel quadro della legge regionale n. 23 del dicembre 2023, approvata con la delibera n. 1025.

La normativa punta a valorizzare le Marche come “terra del benessere”. L’obiettivo è orientare l’offerta turistico-ricettiva verso la sostenibilità, esaltando le bellezze naturali e la tutela ambientale. La strategia adotta un approccio integrato e interdisciplinare. Vengono coinvolti settori trasversali come l’alimentazione, la salute, la cultura e il turismo. In questo contesto la tartuficoltura assume un ruolo strategico, specialmente per il rilancio economico delle aree interne.

La vocazione del territorio è confermata dai numeri. Nelle Marche è possibile trovare tartufi tutto l’anno, con la presenza di tutte le specie pregiate commercializzabili in Italia. I tartufai stimati sono oltre 12.000, pari allo 0,8% della popolazione regionale. Si tratta di uno dei dati più alti a livello nazionale. Le attività si concentrano in due grandi poli: a sud nelle aree interne del Piceno e del fermano, a nord nella provincia di Pesaro Urbino tra la Valmetauro e il Montefeltro.

La superficie coltivata stimata non è inferiore ai 1.600 ettari. A questi si aggiungono le tartufaie naturali e controllate. La produzione commercializzata si attesta sulle 50 tonnellate annue, di cui quasi la metà è costituita da tartufo bianco pregiato. Il valore commerciale derivato dall’indotto supera i 6 miliardi di euro.

La regione vanta anche un primato storico. La moderna tartuficoltura nasce qui con il primo impianto “coltivato” del 1932. Successivamente, negli anni Cinquanta e Sessanta, l’ispettore forestale Mannozzi Torini realizzò numerose tartufaie, dimostrando l’idoneità pedoclimatica del suolo marchigiano.

Oggi il supporto tecnico è garantito dall’Agenzia regionale AMAP. L’ente gestisce i centri di tartuficoltura di Amandola e Sant’Angelo in Vado. Queste strutture collaborano con le Università per studiare le specie e monitorare le dinamiche di crescita in relazione ai cambiamenti climatici. L’AMAP gestisce inoltre due vivai specializzati. Qui vengono prodotte oltre 10.000 piante micorizzate all’anno, utilizzando esclusivamente materiale vegetale e fungino autoctono per garantire la qualità delle future tartufaie.

Editoria al tartufo “Pico. Storie di un giovane tartufo”

Per una volta il tartufo abbandona le pagine dei manuali tecnici e diventa il cuore di una fiaba. Arriva in libreria “Pico. Storie di un giovane tartufo“, la nuova pubblicazione edita da White Star. Il volume del 2025 si presenta in formato cartonato ed è pensato per avvicinare i giovanissimi lettori al mondo della natura attraverso una narrazione fantastica.

Il protagonista non è un tubero qualunque. Pico si distingue per la sua curiosità, il suo spirito d’avventura e un profumo decisamente intenso. Attraverso un suggestivo viaggio sotterraneo, il personaggio racconta in prima persona la sua vita nascosta tra le radici degli alberi. La narrazione svela ai bambini i segreti più affascinanti dei tartufi, spiegando dove crescono e le ragioni che li rendono così speciali.

La storia accompagna i lettori alla scoperta di chi cerca questi tesori della terra con passione e fiuto. L’avventura si snoda tra cani esploratori, boschi misteriosi e incontri con streghe minacciose. Il libro offre un affresco fatto di natura, tradizione e meraviglia, unendo l’intrattenimento all’aspetto educativo. Si tratta di un racconto illustrato che propone un protagonista da annusare e da amare. L’età di lettura consigliata è a partire dai 5 anni.