La quotazione del tartufo a fine 2025: prezzi, qualità e tendenze del mercato
Il 2025 si chiude con un mercato del tartufo che conferma gerarchie storiche, differenze di valore nette tra le specie e una crescente attenzione alla qualità, alla pezzatura e all’origine certificata. Il tartufo resta un prodotto simbolo dell’eccellenza gastronomica italiana, fortemente legato al territorio e sempre più percepito come bene raro, naturale e non replicabile.
Al vertice assoluto si colloca, ancora una volta, il Tartufo Bianco d’Alba (Tuber Magnatum Pico), raccolto esclusivamente in Piemonte nei territori delle Langhe, del Roero e del Monferrato. Non coltivabile e definito da molti come una vera “sentinella del territorio”, il Bianco d’Alba mantiene quotazioni elevate anche a fine 2025, spinte dalla domanda internazionale e dalla limitata disponibilità naturale. Il profumo intenso, la polpa chiara solcata da sottili venature e l’utilizzo rigorosamente a crudo ne fanno il tartufo più ambito dai gourmet di tutto il mondo.
Accanto al Bianco, il Tartufo Nero Pregiato (Tuber Melanosporum Vittadini) si conferma il protagonista della cucina internazionale invernale. Pur avendo un valore economico inferiore rispetto al Magnatum, resta il più pregiato tra i tartufi neri, apprezzato per la sua versatilità e per l’aroma che si esprime con forza anche dopo la cottura. Le quotazioni di fine 2025 mostrano una buona stabilità, segno di un mercato maturo e costante.
Diversa la posizione del Tartufo Nero Estivo (Tuber Aestivum Vittadini), che occupa una fascia di mercato più accessibile. Le quotazioni, più contenute, lo rendono un prodotto ampiamente utilizzato nella ristorazione e nella trasformazione, soprattutto nei mesi estivi e autunnali.
Infine, il Tartufo Bianchetto (Tuber Borchii Vittadini), pur presente nei calendari di raccolta, non registra quotazioni significative nel listino di riferimento a fine 2025, rimanendo fuori dal mercato di alta gamma.
TABELLA

Uno sguardo conclusivo
A fine 2025 il mercato del tartufo conferma una tendenza chiara: il valore cresce con la rarità, la qualità e il legame con il territorio. Il Tartufo Bianco d’Alba resta un prodotto quasi “sacro” per l’alta cucina, mentre il Nero Pregiato continua a rappresentare un equilibrio tra prestigio e utilizzo gastronomico. Il Nero Estivo consolida il suo ruolo di tartufo “democratico”, mentre il Bianchetto rimane ai margini del mercato di pregio.
Un quadro che racconta non solo prezzi, ma una cultura antica, fatta di stagioni, silenzi nei boschi e rispetto profondo per la terra.