Il tartufo al centro della strategia regionale delle Marche: ecco tutte le novità

La Regione Marche scommette sul tartufo come volano per la qualità della vita e l’economia del territorio. L’aggiornamento per il 2025 del Programma Triennale 2024/2026 prevede specifiche azioni di sostegno alla produzione tartuficola. L’iniziativa rientra nel quadro della legge regionale n. 23 del dicembre 2023, approvata con la delibera n. 1025.

La normativa punta a valorizzare le Marche come “terra del benessere”. L’obiettivo è orientare l’offerta turistico-ricettiva verso la sostenibilità, esaltando le bellezze naturali e la tutela ambientale. La strategia adotta un approccio integrato e interdisciplinare. Vengono coinvolti settori trasversali come l’alimentazione, la salute, la cultura e il turismo. In questo contesto la tartuficoltura assume un ruolo strategico, specialmente per il rilancio economico delle aree interne.

La vocazione del territorio è confermata dai numeri. Nelle Marche è possibile trovare tartufi tutto l’anno, con la presenza di tutte le specie pregiate commercializzabili in Italia. I tartufai stimati sono oltre 12.000, pari allo 0,8% della popolazione regionale. Si tratta di uno dei dati più alti a livello nazionale. Le attività si concentrano in due grandi poli: a sud nelle aree interne del Piceno e del fermano, a nord nella provincia di Pesaro Urbino tra la Valmetauro e il Montefeltro.

La superficie coltivata stimata non è inferiore ai 1.600 ettari. A questi si aggiungono le tartufaie naturali e controllate. La produzione commercializzata si attesta sulle 50 tonnellate annue, di cui quasi la metà è costituita da tartufo bianco pregiato. Il valore commerciale derivato dall’indotto supera i 6 miliardi di euro.

La regione vanta anche un primato storico. La moderna tartuficoltura nasce qui con il primo impianto “coltivato” del 1932. Successivamente, negli anni Cinquanta e Sessanta, l’ispettore forestale Mannozzi Torini realizzò numerose tartufaie, dimostrando l’idoneità pedoclimatica del suolo marchigiano.

Oggi il supporto tecnico è garantito dall’Agenzia regionale AMAP. L’ente gestisce i centri di tartuficoltura di Amandola e Sant’Angelo in Vado. Queste strutture collaborano con le Università per studiare le specie e monitorare le dinamiche di crescita in relazione ai cambiamenti climatici. L’AMAP gestisce inoltre due vivai specializzati. Qui vengono prodotte oltre 10.000 piante micorizzate all’anno, utilizzando esclusivamente materiale vegetale e fungino autoctono per garantire la qualità delle future tartufaie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *