L’Aquila capitale del tartufo: bilancio e prospettive della 4ª Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo
Dal 28 al 30 novembre L’Aquila ha ospitato la quarta edizione della Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo, un appuntamento che, edizione dopo edizione, sta cercando di consolidare il ruolo della regione come territorio tartufigeno strutturato, non solo ricco di risorsa naturale ma capace di esprimerne valore culturale, gastronomico ed economico.
L’evento, ospitato nel cuore del capoluogo abruzzese, ha rappresentato un banco di prova importante per verificare lo stato di maturazione del progetto “tartufo Abruzzo”: meno vetrina promozionale indistinta e più piattaforma di confronto tra filiera, istituzioni, cucina e trasformazione di qualità.

Il ruolo dell’ARAP e la regia istituzionale
Elemento centrale dell’organizzazione è stato il contributo dell’ARAP – Agenzia Regionale delle Attività Produttive, chiamata a svolgere un ruolo di coordinamento che va oltre la semplice logistica fieristica. La presenza dell’Agenzia ha dato un’impostazione più chiaramente orientata allo sviluppo di filiera, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare il tartufo abruzzese verso mercati nazionali e internazionali con strumenti più strutturati rispetto al passato.
In questo quadro si inserisce l’azione dell’assessore regionale Emanuele Imprudente, che ha ribadito la centralità del tartufo come asset strategico dell’agroalimentare abruzzese. Un posizionamento che, al di là delle dichiarazioni, pone una questione concreta: passare dalla frammentazione produttiva a una visione condivisa, capace di coniugare tutela ambientale, redditività per i cavatori e riconoscibilità del prodotto.
La fiera ha mostrato segnali incoraggianti in questa direzione, pur evidenziando quanto lavoro resti da fare sul piano dell’organizzazione e del racconto unitario del territorio.

I momenti clou: tra alta cucina e cultura gastronomica
Tra i momenti più riusciti dell’edizione 2024 vanno segnalati quelli in cui il tartufo è stato raccontato non come icona generica del lusso, ma come ingrediente vivo, complesso, da maneggiare con competenza.
In questa prospettiva si inserisce l’intervento dello chef William Zonfa, volto noto della cucina abruzzese contemporanea, che ha proposto una lettura del tartufo coerente con la sua visione gastronomica: rispetto della materia prima, essenzialità, equilibrio. Un approccio che ha restituito dignità tecnica all’ingrediente, sottraendolo alla retorica dell’eccesso e riportandolo al centro del piatto per ciò che è realmente.
Di particolare interesse anche il contributo di Franco Santini, che ha guidato un approfondimento dedicato ai panettoni artigianali, tema apparentemente laterale ma in realtà emblematico della trasformazione in atto. Il panettone – simbolo della tradizione dolciaria italiana – diventa terreno di sperimentazione per il tartufo, a patto che l’uso sia misurato, sensato, gastronomicamente giustificato. Un passaggio che ha stimolato una riflessione più ampia sul rapporto tra tradizione, innovazione e moda.
Oltre l’evento: quale futuro per il tartufo abruzzese
La quarta edizione della Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo ha confermato che il potenziale c’è, così come la volontà istituzionale di investire su questo comparto. La sfida, ora, è evitare che la manifestazione resti un appuntamento autoreferenziale e farla diventare sempre più un luogo di sintesi e di indirizzo, capace di incidere realmente sul posizionamento del tartufo abruzzese nel panorama nazionale.
Meno enfasi sui numeri e più attenzione alla qualità dei contenuti, meno celebrazione e più progettualità: è probabilmente questa la strada per trasformare una fiera in uno strumento duraturo di crescita territoriale.









