Allarme in Basilicata: avvelenamenti di cani da tartufo, cresce la tensione tra i cercatori

La comunità dei tartufai lucani è in allerta dopo i recenti avvelenamenti di due cani da tartufo a Roccanova, nel Potentino. Gli episodi, avvenuti nelle ultime settimane, sono stati denunciati dall’Associazione Tartufai del Serrapotamo, che ha espresso “profonda indignazione” e ha chiesto alle autorità un intervento immediato per individuare i responsabili.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i due animali sarebbero morti dopo aver ingerito sostanze tossiche durante le normali uscite di ricerca. Non sono ancora state diffuse informazioni ufficiali sulla natura del veleno o sull’esatta dinamica, ma gli indizi fanno pensare a esche volontariamente posizionate nei boschi.

L’associazione ha parlato di “atti gravissimi”, sottolineando come colpire i cani da tartufo significhi intaccare il cuore stesso della tradizione tartufaia, che in Basilicata rappresenta un patrimonio culturale oltre che economico. I tartufai locali temono che gli avvelenamenti possano essere collegati a forme di competizione scorretta, una problematica non nuova nel settore e già registrata, negli anni, in diverse regioni italiane.

A livello regionale, nelle ultime stagioni non sono mancati allarmi e segnalazioni di bocconi sospetti in aree boschive frequentate dai cercatori. Pur senza conferme istituzionali sistematiche, questi segnali hanno alimentato il clima di tensione e la richiesta, sempre più diffusa, di controlli più capillari.

Il fenomeno dei cani da tartufo avvelenati non riguarda solo la Basilicata e continua a mettere in difficoltà un intero comparto. In Italia mancano ancora norme specifiche e uniformi dedicate alla protezione dei cani da tartufo e alla prevenzione delle esche tossiche nei boschi, lasciando il compito di vigilanza principalmente alle forze dell’ordine locali, ai Carabinieri forestali e alle associazioni di settore.

I cercatori lucani chiedono ora che l’episodio di Roccanova non resti isolato nelle cronache e che diventi invece l’occasione per rafforzare la sicurezza nei territori di raccolta. “Difendere i cani significa difendere il nostro lavoro e il nostro territorio” è il messaggio lanciato dalle associazioni.

In attesa degli esiti delle indagini, la raccomandazione ai tartufai è una sola: massima vigilanza durante le uscite e segnalare immediatamente alle autorità qualsiasi anomalia nel territorio.

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